Attraverso un workshop nazionale e due Colloquial Talks, l’Università di Aalborg (AAU) ha coinvolto professionisti e volontari in Danimarca in una riflessione pratica sulle competenze interculturali, sull’inclusione dei migranti e sulla sostenibilità.
Un workshop pratico per i professionisti
Il 17 settembre 2026 l’Università di Aalborg ha organizzato online, tramite Microsoft Teams, il proprio workshop nazionale del WP2, intitolato «Sprog, kultur og mangfoldighed i praksis» («Lingua, cultura e diversità nella pratica»). L’incontro, della durata di circa due ore, ha riunito sei professionisti e volontari: quattro legati al Consiglio danese per i rifugiati, un consulente per l’integrazione e l’immigrazione del Jobcenter Aalborg e un volontario indipendente impegnato nella lotta contro la discriminazione.
Anziché basarsi su presentazioni formali, il workshop ha adottato un dialogo incentrato sull’ascolto per esplorare tre risorse sviluppate nell’ambito degli strumenti PIPE del WP2: la Guida e le risorse per l’insegnamento della lingua nazionale (D2.3), la Guida e il piano d’azione per la formazione culturale (D2.4) e il Piano strategico di accoglienza / Strumento diagnostico (D2.5). Ogni risorsa è stata presentata attraverso domande ed esercizi accessibili, collegati all’attività quotidiana dei partecipanti.

Dai limiti professionali alla riflessione interculturale
Poiché nessuno dei partecipanti insegnava lingue, la discussione sulla Guida linguistica si è concentrata sul riconoscimento delle situazioni di vulnerabilità, sulla capacità di capire quando indirizzare le persone verso servizi specialistici e sull’individuazione dei punti di forza dei migranti, anziché soffermarsi soltanto sulle difficoltà. I partecipanti hanno condiviso pratiche quali verificare la comprensione prima di offrire sostegno, utilizzare guide ai servizi di riferimento e promuovere l’autonomia. Hanno inoltre descritto situazioni complesse che si collocano tra sistemi amministrativi differenti e che possono essere difficili da risolvere.
La Guida alla formazione culturale è stata presentata come una «scala delle competenze» semplificata in sei fasi, che invitava a riflettere sulla formazione del personale, sui limiti degli approcci standardizzati e sulle differenze nella sicurezza con cui si affrontano i contesti interculturali. Tra gli esempi figuravano la formazione iniziale su diversità e inclusione presso il Consiglio danese per i rifugiati, l’affiancamento di colleghi esperti al Jobcenter Aalborg e l’adattamento delle attività di volontariato alle esigenze di gruppi diversi.
Successivamente, i partecipanti hanno compilato in forma anonima lo Strumento diagnostico come breve autovalutazione. Presentato come uno specchio e non come un esame, lo strumento ha incoraggiato la riflessione sulle conoscenze interculturali e sui pregiudizi inconsapevoli, sottolineando l’importanza di mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni nella pratica professionale.
Riscontri positivi e margini di miglioramento
Cinque partecipanti hanno completato la valutazione successiva al workshop. La soddisfazione complessiva ha raggiunto 4,60 punti su 5, mentre organizzazione e facilitazione hanno ottenuto una media di 4,53/5. Tra le tre risorse, lo Strumento diagnostico ha ricevuto il punteggio medio più alto (3,83/5), seguito dalla Guida e dal piano d’azione per la formazione culturale (3,77/5) e dalla Guida linguistica (3,58/5). Sono stati particolarmente apprezzati il clima di sostegno e la chiarezza della facilitazione.
I riscontri hanno anche evidenziato alcune opportunità di miglioramento. Un rispondente ha segnalato che traduzioni danesi poco chiare avevano compromesso la sua capacità di valutare le risorse, confermando la necessità di una revisione linguistica professionale dei materiali destinati ai partecipanti. Sono state proposte una versione più breve della Guida linguistica per i volontari con poco tempo a disposizione, più tempo per esplorare ciascuna risorsa e, ove possibile, attività in presenza o ibride per favorire la creazione di reti professionali. La possibilità di stabilire contatti professionali utili ha ricevuto 2,40/5, il punteggio più basso.
Primo Colloquio (Colloquial Talk): contatti con le organizzazioni locali di Aalborg
Il 12 settembre 2026 l’Università di Aalborg ha tenuto il suo primo Colloquial Talk del WP2 durante l’Internationals’ Fair presso la Biblioteca centrale di Aalborg, organizzata da International House Nordjylland. Invece di programmare un’unica sessione formale, il gruppo di progetto ha coinvolto sette professionisti in brevi conversazioni informali presso lo stand di PIPE e gli stand vicini. Gli scambi hanno raggiunto rappresentanti di organizzazioni che lavorano con i residenti internazionali, tra cui reti di comunità e istituti di istruzione.

Il gruppo ha presentato la Guida linguistica, la Guida e il piano d’azione per la formazione culturale e lo Strumento diagnostico, mostrando su un computer portatile la piattaforma PIPE in lingua danese e distribuendo materiale informativo stampato. Uno dei sette professionisti ha espresso un interesse diretto per il workshop in programma. Sebbene la brevità delle conversazioni non consentisse un approfondimento tematico, esse hanno contribuito a far conoscere le risorse gratuite del WP2 a organizzazioni che avrebbero potuto non partecipare a un evento dedicato al progetto.
Secondo Colloquial Talk: sostenibilità nel lavoro quotidiano per l’inclusione
Il secondo Colloquial Talk si è svolto il 17 settembre 2026 come riflessione conclusiva e discussione sulla sostenibilità del workshop nazionale. Per circa 25 minuti, gli stessi sei professionisti e volontari hanno riflettuto sui valori condivisi tra servizi comunali e organizzazioni della società civile, sull’importanza dell’empatia e sull’incoraggiamento derivante dall’incontro con altre persone impegnate a sostenere migranti e rifugiati.

La discussione sulla sostenibilità ha messo in luce iniziative concrete già integrate nelle attività locali per l’inclusione. I partecipanti hanno descritto laboratori di cucina multiculturale che riducono gli sprechi alimentari attraverso iscrizioni anticipate, redistribuzione delle eccedenze e collaborazioni con i supermercati. Hanno inoltre condiviso esempi di orientamento sulla cucina economica e sugli acquisti di seconda mano, laboratori di riparazione e rivendita di biciclette e corsi di ciclismo nei quali i partecipanti possono ricevere una bicicletta e un casco. Tali attività possono ridurre le spese, favorendo al contempo l’autonomia e l’accesso al lavoro, ai tirocini e all’istruzione linguistica.
Un elemento emerso con chiarezza è che molte organizzazioni contribuiscono già alla sostenibilità attraverso le attività quotidiane di sostegno, anche quando non le descrivono o documentano esplicitamente come misure di sostenibilità. La discussione ha reso più visibili questi collegamenti e ha incoraggiato i partecipanti a riconoscere il valore ambientale e sociale del proprio lavoro.
Dallo scambio professionale a un’inclusione duratura
Nel complesso, il workshop e i due Colloquial Talks hanno offerto modalità complementari di coinvolgimento dei professionisti in Danimarca: la sperimentazione strutturata degli strumenti del WP2, il contatto diretto durante una fiera di comunità e la riflessione sulla sostenibilità nella pratica quotidiana. Le attività hanno mostrato il valore di risorse accessibili, della riflessione personale sulle competenze interculturali e della cooperazione tra servizi pubblici, società civile e volontari. I riscontri raccolti contribuiranno a orientare il miglioramento, la diffusione e l’utilizzo delle risorse PIPE anche oltre le attività del progetto.





